Da un certo momento, cioè da quando una forza misteriosa cominciò
a sollecitarmi, affinché m'interessassi di quella festa e perché
venisse dipinta quell'immagine, non riesco a trovar pace. Qualche cosa mi trapassa
da parte a parte, tuttavia mi assale un certo timore di essere vittima di un'illusione.
Però questi dubbi sono venuti sempre dall'esterno, dato che nel
profondo del mio essere sentivo che era il Signore che mi trafiggeva l'anima.
Il confessore dal quale a quel tempo andavo a confessarmi, mi aveva detto che
si verificano casi di illusioni e io sentivo che quel sacerdote aveva quasi
paura di confessarmi. Questo era un tormento per me. Quando m'accorsi che dagli
uomini avevo ben poco aiuto, mi rifugiai maggiormente nel Signore, il miglior
Maestro. In un certo momento, quando s'impossessò di me il dubbio se
la voce che mi parlava provenisse o meno dal Signore, in quello stesso momento
mi rivolsi al Signore con un colloquio interiore senza proferire una parola.
Ad un tratto una certa forza penetrò nella mia anima e dissi: «
Se Tu sei veramente il mio Dio, che tratti intimamente con me e mi parli, Ti
chiedo, Signore, che quell'educanda vada a confessarsi oggi stesso; questo segno
mi rafforzerà ». In quello stesso momento quella ragazza chiese
di potersi confessare. La Madre della classe fu meravigliata del suo improvviso
cambiamento, ma si preoccupò di chiamare un sacerdote e quella persona
si confessò con grande contrizione. All'improvviso udii nel mio intimo
questa voce: «Mi credi ora?». E di nuovo una forza strana
penetrò nella mia anima e mi rassicurò e mi rafforzò a
tal punto, che io stessa mi stupii d'aver potuto dubitare anche per un solo
istante. Questi dubbi però provenivano sempre dall'esterno e ciò
m'indusse a chiudermi sempre più in me stessa. Quando durante la santa
confessione avverto l'indecisione del sacerdote, non svelo a fondo la mia anima,
ma mi accuso soltanto dei peccati. Non dà serenità ad un'anima
il sacerdote, se non la possiede lui stesso. O sacerdoti, ceri accesi per
illuminare le anime, la vostra luce non Si offuschi mai! Compresi che non era
volontà di Dio che svelassi allora a fondo la mia anima. Questa grazia
il Signore me la concesse in seguito. O mio Gesù, guida la mia mente.
Prendi il possesso completo di tutto il mio essere. Chiudimi in fondo al Tuo
Cuore e difendimi dagli assalti del nemico. In Te l'unica mia speranza. Parla
attraverso la mia bocca quando io, estremamente misera, sarò davanti
ai potenti ed ai sapienti, affinché riconoscano che questa causa è
Tua e proviene da Te.
La mia mente era stranamente ottenebrata; nessuna verità mi sembrava chiara. Quando mi parlavano di Dio, il mio cuore era come un sasso. Non riuscivo a trarre dal cuore nemmeno un sentimento d'amore per Lui. Quando con uno sforzo della volontà cercavo di stare vicino al Signore, provavo gravissimi tormenti e mi sembrava con ciò di spingere Iddio ad un'ira ancora maggiore. Non ero assolutamente in grado di meditare, com'ero solita fare in precedenza. Sentivo un grande vuoto nell'anima e non riuscivo a riempirlo con nulla. Cominciai a soffrire la fame e la nostalgia di Dio, ma constatavo la mia completa impotenza. Provai a leggere adagio, frase dopo frase, ed a meditare in quel modo, ma anche questo fu inutile; non capivo niente di quello che leggevo. Davanti agli occhi della mia anima c'era continuamente tutto l'abisso della mia miseria. Quando andavo in cappella per qualche pratica di pietà, provavo ancora maggiori tormenti e tentazioni. Talvolta per tutta la durata della S. Messa lottavo con pensieri blasfemi, che premevano per giungere alle mie labbra. Provavo avversione per i santi Sacramenti. Mi sembrava di non ricavare alcuno dei benefici che i santi Sacramenti procurano. Mi accostavo ad essi solo per obbedire al confessore e questa cieca obbedienza era per me lunica via attraverso la quale dovevo procedere e la mia àncora di salvezza. Quando un sacerdote mi spiegò che queste sono prove mandate da Dio e che « nello stato in cui sei, non solo non offendi Dio, ma Gli sei molto gradita; questo è un segno che Iddio ti ama immensamente e che ha molta fiducia in te, dato che ti visita con queste prove », queste parole però non mi diedero alcun conforto; mi sembrava anzi che non si riferissero affatto a me. Una cosa mi stupiva. Talvolta capitava, quando soffrivo tremendamente, che, nel momento in cui mi avvicinavo alla santa confessione, cessavano all'improvviso quei terribili tormenti; ma appena mi allontanavo dalla grata, tutti quei tormenti si abbattevano su di me con un accanimento ancora maggiore. Allora cadevo con la faccia a terra davanti al SS.mo Sacramento e ripetevo queste parole: « Anche se mi uccidessi, io confiderò in Te. Mi sembrava di morire per quelle sofferenze. Il pensiero che mi tormentava di più era quello di essere respinta da Dio. E poi seguivano altri pensieri: A che scopo impegnarmi per la virtù e le buone azioni? Perché mortificarsi e annientarsi? Perché emettere i voti? Perché pregare? Perché sacrificarsi e annientarsi? Perché far di sé un olocausto ad ogni passo? Con che vantaggio, se sono già respinta da Dio? A che pro questi sforzi? E qui Dio solo sa quello che avveniva nel mio cuore. In un momento in cui ero tremendamente schiacciata da queste sofferenze, andai in cappella e dissi dal profondo dell'amma queste parole: « Fa' di me, o Gesù, quello che Ti piace. Io Ti adorerò ovunque. E avvenga in me tutta la Tua volontà, o Signore e Dio mio, e io glorificherò la Tua infinita Misericordia ». In seguito a quest'atto di sottomissione cessarono quei terribili tormenti. All'improvviso vidi Gesù, che mi disse: « Io sono sempre nel tuo cuore ». Una gioia indicibile inondò la mia anima e la riempì di tanto amor di Dio, che infiammò il mio povero cuore. Vedo che Iddio non permette mai prove al di sopra di quello che possiamo sopportare. Oh! non mi spavento affatto: se manda all'anima grandi tribolazioni, la sostiene con una grazia ancora più grande, sebbene noi non la notiamo. Un solo atto di fiducia in quei momenti, dà più gloria a Dio che molte ore passate nel godimento di consolazioni durante la preghiera. Ora vedo che, se Dio vuole tenere un'anima nelle tenebre, nessun libro né alcun confessore riuscirà ad illuminarla. O Maria, Madre e Signora mia, affido a Te la mia anima ed il mio corpo, la mia vita e la mia morte e ciò che verrà dopo. Metto tutto nelle Tue mani. O Madre mia, copri col Tuo manto verginale la mia anima e concedimi la grazia della purezza del cuore, dell'anima e del corpo e difendimi con la Tua potenza da tutti i nemici e soprattutto da quelli che nascondono la loro malvagità sotto la maschera della virtù. O splendido Giglio, Tu sei il mio specchio, o Madre mia. O Gesù, divino Prigioniero d'amore, quando rifletto sul Tuo amore e sul Tuo annientamento per me, i sensi mi vengono meno. Nascondi la Tua incomprensibile maestà e Ti abbassi fino a me miserabile. O Re della gloria, sebbene Tu nasconda la Tua bellezza, tuttavia lo sguardo della mia anima squarcia il velo. Vedo i cori degli angeli, che incessantemente Ti rendono onore e tutte le Potenze del cielo, che incessantemente Ti adorano ed incessantemente proclamano: Santo, Santo, Santo. Oh, chi mal potrà comprendere il Tuo amore e la Tua insondabile Misericordia verso di noi? O Prigioniero d'amore, chiudo il mio povero cuore in questo tabernacolo, perché Ti adori incessantemente, giorno e notte. Non conosco impedimenti in questa adorazione e, anche se sarò fisicamente lontana, il mio cuore è sempre con Te. Niente può costituire un ostacolo al mio amore verso di Te. Non esistono impedimenti per me. O Gesù mio, Ti consolerò per tutte le ingratitudini, per le bestemmie, per la tiepidezza, per l'odio dei senzadio, per i sacrilegi. O Gesù, desidero ardere come vittima pura e consumata davanti al trono del Tuo nascondimento. T'imploro incessantemente per i peccatori agonizzanti. O Santissima Trinità, Indivisibile, unico Dio, sii benedetta per questo grande dono e testamento di misericordia! O Gesù mio, in riparazione delle bestemmie, tacerò quando sarò rimproverata ingiustamente, per ricompensarTi in questo modo almeno in piccola parte. Innalzo a te nella mia anima un inno incessante e questo nessuno lo immagina, né lo comprende. Il canto della mia anima è noto soltanto a Te, o mio Creatore e Signore. Non mi lascerò assorbire dalla frenesia del lavoro fino al punto di dimenticarmi di Dio Tutti i momenti liberi li passerò ai piedi del Maestro nascosto nei SS.mo Sacramento. È Lui che m'istruisce fin dai miei più teneri anni. «Scrivi questo: prima di venire come Giudice giusto, vengo come Re di Misericordia. Prima che giunga il giorno della giustizia, sarà dato agli uomini questo segno in cielo: si spegnerà ogni luce in cielo e ci sarà una grande oscurità su tutta la terra. Allora apparirà in cielo il segno della Croce e dai fori, dove furono inchiodati i piedi e le mani del Salvatore, usciranno grandi luci che per qualche tempo illumineranno la terra. Ciò avverrà poco tempo prima dell'ultimo giorno». O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù, come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te.
Venerdì,
dopo la S. Comunione, venni trasportata in ispirito davanti al trono di Dio.
Davanti al trono di Dio vidi le Potenze celesti, che adorano Dio incessantemente.
Al di là del trono vidi uno splendore inaccessibile alle creature; vi
entra soltanto il Verbo Incarnato, come Mediatore. Quando Gesù penetrò
in quello splendore, sentii queste parole: Scrivi subito quello che ascolti:
sono il Signore nella Mia Essenza e non conosco imposizioni né bisogni.
Se chiamo delle creature alla vita, questo è per l'abisso della Mia Misericordia.
In quello stesso momento mi vidi nella nostra cappella come prima, nel mio inginocchiatoio;
la S. Messa era terminata; queste parole le trovai già scritte. Allorché
vidi quanto il mio confessore doveva soffrire a causa di quest'opera, che Iddio
suo tramite sta mandando avanti, mi spaventai per un momento e dissi al Signore:
Gesù, dopotutto quest'impresa è Tua e perché ti comporti
così con lui, sembra quasi che gliela ostacoli, mentre esigi che la attui?
Scrivi che giorno e notte il Mio sguardo riposa su di lui e che permetto
queste contrarietà per aumentare i suoi meriti. Io do la ricompensa non
per il risultato positivo, ma per la pazienza e la faticprescritte da un comandamento
ha doppio valore e merito, ma la sua omissione è una doppia trasgressione
e cattiveria, poiché se s'infrange il voto, al peccato contro il comandamento
si aggiunge il peccato di sacrilegio.
D. Perché i voti religiosi hanno un valore così grande?
R. Perché costituiscono il fondamento della vita religiosa, approvata
dalla Chiesa, in cui i membri, uniti in una comunità religiosa, s'impegnano
a tendere incessantemente alla perfezione, per mezzo dei tre voti religiosi
di povertà, castità e obbedienza, emessi secondo le regole.
D. Che cosa significa tendere alla perfezione?
R. Tendere alla perfezione significa che lo stato religioso in sé non
solo esige che venga raggiunta la perfezione, ma obbliga sotto pena di peccato
ad un impegno quotidiano per la sua conquista. E pertanto il religioso che non
intende giungere alla perfezione trascura il principale dovere del proprio stato.
D. Che cosa sono i voti religiosi solenni?
R. I voti religiosi solenni sono così vincolanti che, in casi eccezionali,
solo il Santo Padre può dispensare da essi.
D. Che cosa sono i voti semplici?
R. Sono voti meno vincolanti; dai perpetui e dagli annuali dispensa la Santa
Sede.
D. Qual è la differenza fra il voto e la virtù?
R. il voto comprende soltanto ciò che è prescritto sotto pena
di peccato; la virtù invece tende più verso l'alto e facilita
l'osservanza del voto, e al contrario, infrangendo il voto, si vien meno anche
alla virtù e la si ferisce.
D. Che obblighi impongono i voti religiosi?
R. I voti religiosi impongono l'obbligo di impegnarsi per il conseguimento delle
virtù e della totale sottomissione ai Superiori ed alle Regole, in base
alla quale si consegna la propria persona a vantaggio dell'ordine, rinunciando
a tutti i diritti su di essa e sulle sue attività, che dedica al servizio
di Dio.
IL
VOTO DI POVERTA.
Il voto di povertà è una rinuncia volontaria al diritto di proprietà
od al suo uso, per amore del Signore.
D. Quali oggetti riguarda il voto di povertà?
R. Tutti i beni ed oggetti che appartengono alla Congregazione. Su ciò
che abbiamo consegnato, cose o denaro, dopo la loro accettazione, non si ha
più alcun diritto. Tutte le regalie od i doni che talvolta si possono
ricevere a titolo di riconoscenza od altro, per diritto appartengono alla Congregazione.
Ogni entrata per lavoro od anche le rendite, non possono essere usate senza
violare il voto.
D. Quando s'infrange o si viola il voto in ciò che riguarda il settimo
comandamento?
R. S'infrange quando, senza permesso, si prende per sé o per qualcun
altro una cosa che appartiene alla casa. Quando senza permesso si trattiene
presso di sé qualche cosa al fine di impossessarsene. Quando senza autorizzazione
si vende o si cambia qualche cosa di proprietà della Congregazione. Quando
una data cosa la si usa per uno scopo diverso da quello al quale l'aveva destinata
il superiore. Quando in genere si dà qualche cosa o la si prende senza
permesso. Quando per negligenza si rovina o si guasta qualche cosa. Quando trasferendosi
da una casa ad un'altra si porta via qualche cosa senza permesso. Nei casi in
cui s'infranga il voto di povertà, il religioso è tenuto egualmente
alla restituzione nei confronti della Congregazione.
LA
VIRTÙ DELLA POVERTÀ.
È la virtù evangelica che impegna il cuore a distaccarsi dall'affetto
per i beni temporali, cosa alla quale il religioso è strettamente tenuto
in virtù della professione.
D. Quando si pecca contro la virtù della povertà?
R. Quando si desiderano cose contrarie a tale virtù. Quando ci si attacca
a qualche oggetto, quando si fa uso di cose superflue.
D. Quanti e quali sono i gradi della povertà?
R. In pratica nella professione religiosa i gradi della povertà sono
quattro. Non disporre di nulla senza dipendere dai superiori (stretta materia
del voto). Evitare il superfluo, accontentarsi delle cose necessarie (costituisce
virtù). Propendere volentieri per le cose più vili e ciò
con soddisfazione interiore - come la cella, l'abbigliamento, il vitto, ecc.
Gioire dell'indigenza.
IL
VOTO DI CASTITÀ.
D. A che cosa obbliga questo voto?
R. A riaunciare al matrimonio e ad evitare tutto ciò che è proibito
dal sesto e dal nono comandamento.
D. La mancanza contro la virtù è una violazione del voto?
R. Ogni mancanza contro la virtù è contemporaneamente una violazione
del voto, perché qui non c'è differenza fra il voto e la virtù,
come invece per la povertà e l'obbedienza.
D. Ogni pensiero cattivo è peccato?
R. Non ogni pensiero cattivo è peccato, ma lo diviene quando alla riflessione
dell'intelletto si unisce il compiacimento della volontà ed il consenso.
D. Oltre ai peccati contrari alla castità, c'è qualche cosa, che
arreca danno alla virtù?
R. Arrecano danno alla virtù la libertà dei sensi, la libertà
della fantasia e la libertà dei sentimenti, la familiarità e le
amicizie troppo tenere.
D. Quali sono i sistemi per conservare la virtù?
R. Vincere le tentazioni interiori con la presenza di Dio ed inoltre lottando
senza paura. Le tentazioni esterne invece, col fuggire le occasioni. In genere
sono sette i metodi principali. Il primo è la custodia dei sensi, poi
la fuga delle occasioni, evitare l'ozio, allontanare sollecitamente le tentazioni,
evitare qualsiasi amicizia specialmente quelle particolari, coltivare lo spirito
di mortificazione, rivelare le tentazioni al confessore. Ci sono inoltre cinque
mezzi per conservare la virtù: l'umiltà, lo spirito di preghiera,
l'osservanza della modestia, la fedeltà alla regola, una sincera devozione
alla SS.ma Vergine Maria.
IL
VOTO DELl'OBBEDIENZA.
Il voto dell'obbedienza è superiore ai primi due, dato che esso in realtà
costituisce un'offerta totale, un olocausto, ed è il più necessario
perché forma e mantiene in vita tutta la struttura religiosa.
D. A che cosa obbliga il voto di obbedienza?
R. Il religioso col voto di obbedienza s'impegna davanti a Dio ad ubbidire al
legittimi superiori, in tutto ciò che gli comanderanno in forza della
regola. Il voto di obbedienza rende il religioso soggetto al superiore in virtù
della regola per tutta la vita e in tutte le questioni. Il religioso commette
peccato grave contro il voto, ogni volta che non ubbidisce ad un ordine dato
in virtù dell'obbedienza o della regola.
LA
VIRTU DELL'OBBEDIENZA.
La virtù dell'obbedienza arriva più in alto del voto, comprende
la regola, le disposizioni e anche i consigli dei superiori.
D. La virtù dell'obbedienza è necessaria al religioso?
R. La virtù dell'obbedienza è così necessaria al religioso
che, anche se agisse positivamente andando contro l'obbedienza, le sue azioni
diverrebbero cattive o senza merito.
D. Si può peccare gravemente contro la virtù dell'obbedienza?
R. Si pecca gravemente quando si disprezza l'autorità o l'ordine del
superiore. Quando dalla disobbedienza deriva un danno spirituale o materiale
alla Congregazione.
D. Quali mancanze mettono in pericolo il voto?
R. I preconcetti e l'antipatia verso il superiore, la mormorazione e le critiche;
l'infingardaggine e la trascuratezza. I GRADI DELL'OBBEDIENZA. Esecuzione sollecita
e totale. Obbedienza della volontà, quando la volontà induce l'intelletto
a sottomettersi all'opinione del superiore. Sant'Ignazio dà tre metodi
che facilitano l'obbedienza: Vedere sempre Iddio nel superiore, chiunque egli
sia. Giustificare dentro di sé l'ordine o l'opinione del superiore. Accettare
ogni ordine come se venisse dal Signore, senza discutere e senza pensarci su.
Il mezzo generale poi è l'umiltà. Niente è difficile per
l'umile. Signore mio, infiamma il mio amore per Te, affinché fra le tempeste,
le sofferenze e le prove, il mio spirito non venga meno. Vedi quanto sono debole.
L'amore può tutto.
In principio Iddio si fa conoscere come santità, giustizia, bontà,
cioè Misericordia. L'anima non conosce tutto ciò ad un tratto,
ma in singoli momenti fra i lampi, cioè negli incontri con Dio. E questi
non durano a lungo, poiché non sopporterebbe quella luce. Durante la
preghiera l'anima percepisce un lampo di tale luce, che le rende impossibile
pregare come ha fatto fino ad allora. Può sforzarsi quanto vuole ed imporsi
di pregare come faceva prima; sarà tutto inutile. Diviene assolutamente
impossibile continuare a pregare come faceva prima di aver ottenuto quella luce.
Tale luce che ha colpito l'anima è viva in lei e nulla può né
soffocarla, né parzialmente oscurarla. Questo lampo di conoscenza di
Dio trascina la sua anima e l'infiamma d'amore per Lui. Ma contemporaneamente
quello stesso lampo fa conoscere all'anima chi essa è e vede tutto il
suo intimo in una luce superiore e si alza inorridita e spaventata. Non rimane
però in quello spavento, ma incomincia a purificarsi, a umiliarsi, ad
abbassarsi davanti al Signore e quelle luci sono più forti e più
frequenti; quanto più l'anima diventa limpida come il cristallo, tanto
più quelle luci sono penetranti. Tuttavia se l'anima ha risposto fedelmente
e con decisione a queste prime grazie, Iddio ricolma l'anima con le Sue consolazioni,
si dona a lei in modo sensibile. L'anima a momenti entra quasi in rapporti di
intimità con Dio e gioisce enormemente; ritiene di aver già raggiunto
il grado stabilito di perfezione, poiché gli errori ed i difetti sono
assopiti in lei, ed essa pensa che non ci siano più. Niente le sembra
difficile, è preparata a tutto. Comincia ad immergersi in Dio ed a gustare
le delizie del Signore. E trascinata dalla grazia, e non si rende affatto conto
di ciò, del fatto che può arrivare il tempo della prova e della
lotta. Ed in realtà questo stato non dura a lungo. Verranno altri momenti,
ma debbo ricordare che l'anima risponde più fedelmente alla grazia di
Dio, se ha un confessore illuminato ed al quale confida tutto.
Prove inviate da Dio ad un'anima a Lui particolarmente cara. Tentazioni e tenebre.
Satana. L'amore di quell'anima non è ancora tale quale lo desidera Iddio.
L'anima improvvisamente perde la presenza di Dio. Si manifestano in essa diversi
errori e difetti, coi quali deve ingaggiare una lotta accanita. Tutti gli errori
sollevano il capo, ma la sua vigilanza è grande. Al posto della precedente
presenza di Dio è subentrata l'aridità e la siccità spirituale:
non prova gusto nelle pratiche di pietà; non può pregare, né
come prima, né come prega adesso. Si butta da ogni parte e non trova
soddisfazione. Dio si è nascosto a lei ed essa non trova soddisfazione
nelle creature e nessuna creatura sa confortarla. L'anima desidera Iddio appassionatamente,
ma vede la propria miseria, comincia a sentire la giustizia di Dio. Vede come
se avesse perso tutti i doni di Dio: la sua mente è come annebbiata;
il buio investe tutta la sua anima; comincia un tormento inconcepibile. L'anima
ha cercato di descrivere lo stato della propria anima al confessore, ma non
è stata compresa. Sprofonda in un'inquietudine ancora maggiore. Satana
dà inizio alla sua opera. La fede rimane esposta al fuoco. La battaglia
qui è accanita. L'anima compie sforzi; persevera accanto a Dio con l'impegno
della volontà. Satana, col permesso di Dio, si spinge ancora più
avanti; la speranza e l'amore sono alla prova. Queste tentazioni sono tremende!
Dio sostiene l'anima come di nascosto - questo lei non lo sa - poiché
diversamente non potrebbe resistere. E Dio sa quello che può inviare
ad un'anima. L'anima è tentata di incredulità riguardo alle verità
rivelate, di insincerità di fronte al confessore. Satana le dice: «
Guarda, nessuno ti capirà; a che scopo parlare di tutto questo? ».
Nelle sue orecchie risuonano parole, da cui essa è terrorizzata e le
sembra di pronunciarle contro Dio. Vede cose che non vorrebbe vedere. Sente
cose che non vorrebbe sentire. Ed è una cosa tremenda in quei momenti
non avere un confessore esperto; sopporta da sola tutto il peso. Ma per quanto
è in suo potere dovrebbe procurarsi un confessore illuminato, poiché
può spezzarsi sotto tale peso e spesso si trova sull'orlo dell'abisso!
Tutte queste prove sono pesanti e difficili, ed Iddio non le manda ad un anima
che in precedenza non sia stata ammessa ad un più profondo rapporto con
Lui e che non abbia gustato le dolcezze del Signore, ed anche in questo Dio
ha i suoi scopi insondabili per noi. Spesso Iddio in modo analogo prepara le
anime per scopi futuri, per grandi imprese, e le vuole provare come oro puro.
Ma questa non è ancora la fine della prova. C'è ancora la prova
delle prove, cioè il rigetto totale da parte di Dio.
LA PROVA DELLE PROVE, L'ABBANDONO ASSOLUTO, LA DISPERAZIONE.
Quando l'anima esce vittoriosa dalle prove precedenti e, sebbene forse incespicando,
continua a combattere valorosamente, e con profonda umiltà grida al Signore:
« Salvami, che perisco! », ed è ancora abile alla lotta,
allora un buio tremendo avvolge l'anima. L'anima vede dentro di sé soltanto
peccati. Ciò che prova è tremendo. Si vede abbandonata completamente
da Dio; sente come se fosse oggetto del Suo odio ed è ad un passo dalla
disperazione. Si difende come può; tenta di risvegliare la fiducia, ma
la preghiera è per lei un tormento ancora maggiore: le sembra di spingere
Dio ad adirarsi di più. E come se fosse posta su di un'altissima vetta
che si trova sopra un precipizio: l'anima anela fervidamente verso Dio, ma si
sente respinta. Tutti i tormenti ed i supplizi del mondo sono nulla in confronto
alla sensazione in cui è completamente immersa, cioè il rigetto
da parte di Dio. Nessuno le può arrecare sollievo. Vede che è
tutta sola; non c'è nessuno in sua difesa. Alza gli occhi al cielo, ma
sa che non è per lei; tutto, per lei, è perduto. Dalle tenebre
cade in tenebre ancora più fitte. Le sembra di aver perduto Dio per sempre,
quel Dio che amava tanto. Questo pensiero le procura un tormento indescrivibile;
ma essa non si rassegna a ciò. Prova a guardare verso il cielo - ma invano
- ciò le procura un tormento ancora più grande. Nessuno può
illuminare una tale anima, se Iddio vuole tenerla nelle tenebre. il rigetto
da parte di Dio lo sente in modo vivamente terrificante. Erompono dal suo cuore
gemiti dolorosi, così dolorosi, che nessun ecclesiastico confessore li
comprende, se non c'è passato lui stesso. Allora l'anima subisce ancora
sofferenze da parte dello spirito maligno. Satana la schernisce: « Vedi
come sei ridotta? Continuerai ad essere fedele? Eccoti la ricompensa: sei in
nostro potere ». (Però Satana ha tanto potere su quell'anima, quanto
Iddio gliene permette. Dio sa quanto possiamo resistere). « E cosa hai
guadagnato per esserti mortificata? E che ricavi ad esser fedele alla regola?
A che scopo tutti questi sforzi? Sei respinta da Dio! ». Quella parola
« respinta » diviene un fuoco che penetra in ogni nervo fino al
midollo delle ossa, trapassa da parte a parte tutto il suo essere. Giunge ora
il momento supremo della prova. L'anima non cerca più aiuto; si chiude
in se stessa e perde di vista tutto ed è quasi come se si rassegnasse
al tormento di essere respinta. E un momento questo che non so definire. E l'agonia
dell'anima. Quando quel momento cominciò ad avvicinarsi a me la prima
volta, ne fui liberata in virtù della santa obbedienza. Fu la Maestra
che vedendomi si spaventò e mi mandò a confessarmi. Il confessore
però non mi comprese; non provai nemmeno un'ombra di sollievo. O Gesù,
dacci dei sacerdoti esperti! Quando gli dissi che stavo passando nell'anima
le pene infernali, mi rispose che era tranquillo per la mia anima, poiché
vedeva nella mia anima una grande grazia di Dio. Io però di questo non
capii nulla e nemmeno un piccolo raggio di luce penetrò nella mia anima.
Ormai comincio a sentire la mancanza delle forze fisiche e non riesco più
a far fronte ai miei doveri. Non posso più nascondere le sofferenze,
benché non dica nemmeno una parola su quello che soffro; il dolore tuttavia
che si riflette sul mio volto mi tradisce e la Superiora mi ha detto che le
suore vanno da lei e dicono che quando in cappella mi guardano provano compassione
per me, dato che ho un aspetto così spaventoso. Tuttavia, nonostante
gli sforzi, l'anima non è in grado di nascondere tale sofferenza. Gesù,
Tu solo sai come l'anima gema in questi tormenti, immersa nelle tenebre; e tuttavia
ha fame e sete di Dio, come le labbra infuocate hanno sete di acqua. Muore e
inaridisce; muore di una morte che non fa morire, cioè non può
morire. I suoi sforzi non sono nulla. Essa sta in balia di una mano potente.
Ora la sua anima passa sotto il potere del Giusto. Cessano tutte le tentazioni
esterne, tace tutto ciò che la circonda, come un agonizzante non ha più
la percezione di quello che gli sta attorno: tutta la sua anima è raccolta
sotto la potenza del Giusto e tre volte santo Iddio. Respinta per l'eternità.
Questo è il momento più teso e soltanto Iddio può provare
un'anima in questo modo, poiché Lui solo sa che l'anima può sopportarlo.
Quando l'anima è stata compenetrata da parte a parte da quel fuoco infernale,
precipita quasi nella disperazione. La mia anima sperimentò questo momento
quando ero in cella tutta sola. Quando l'anima cominciò a sprofondare
nella disperazione, sentii che stava giungendo la mia agonia. Allora afferrai
un piccolo crocifisso e lo strinsi spasmodicamente in mano. Sentii che il mio
corpo si distaccava dall'anima e, sebbene desiderassi andare dai Superiori,
non avevo più le forze fisiche. Pronunciai le ultime parole: «
Confido nella Tua Misericordia», e mi sembrò quasi di aver spinto
Iddio ad un'ira ancora più grande e sprofondai proprio nella disperazione
e solo di tanto in tanto erompeva dall'anima mia un lamento doloroso, un lamento
inconsolabile. L'agonia dell'anima. E mi sembrava che ormai sarei rimasta in
quello stato, dato che con le mie forze non avrei potuto uscirne. Ogni ricordo
di Dio è un mare indescrivibile di sofferenze, eppure c'è qualcosa
nella mia anima che anela fervidamente a Dio; ma a lei sembra che abbia solo
lo scopo di farla soffrire di più. Il ricordo del precedente amore, che
Dio le aveva elargito, è per lei un tormento di nuovo genere. I Suoi
occhi l'han trapassata da parte a parte e tutto è stato bruciato nell'anima
dallo sguardo di Lui. Fu un lungo momento finché entrò nella cella
una delle suore e mi trovò quasi morta. Si spaventò e andò
dalla Maestra, che in virtù della santa obbedienza mi ordinò di
alzarmi da terra ed all'istante sentii le forze fisiche e mi sollevai da terra
tutta tremante. La Maestra conobbe subito in pieno lo stato della mia anima.
Mi parlò dell'insondabile Misericordia di Dio e disse: « Non si
preoccupi affatto, sorella; glielo ordino in virtù dell'obbedienza ».
E mi disse ancora: « Ora vedo che Iddio la chiama ad una grande santità.
Il Signore vuole averla vicino a Sé, dato che permette queste cose e
così presto. Sia fedele a Dio, sorella, poiché questo è
un segno che la vuole in alto nel cielo ». Io però non capii nulla
di quelle parole. Quando entrai in cappella sentii come se tutto si fosse staccato
dalla mia anima, come se fossi appena uscita dalle mani di Dio. Sentii l'inafferrabilità
della mia anima. Sentii che ero una piccola bimba. All'improvviso vidi interiormente
il Signore, il quale mi disse: « Non temere, figlia Mia, Io sono con
te » . In quello stesso momento svanirono tutte le tenebre e le angosce,
i sensi furono inondati da una gioia indescrivibile, le facoltà dell'anima
ripiene di luce. Voglio ricordare ancora che, sebbene la mia anima fosse già
sotto i raggi del Suo amore, le tracce del supplizio passato rimasero ancora
per due giorni nel mio corpo. Il volto pallido come quello di una morta, gli
occhi iniettati di sangue. Solo Gesù sa quello che ho sofferto. In confronto
alla realtà, è sbiadito quello che ho scritto. Non so come esprimermi.
Mi sembra di essere tornata dall'aldilà. Provo disgusto per tutto ciò
che è creato. Mi stringo al Cuore del Signore come un lattante al petto
della madre. Guardo alle cose con occhi diversi. Sono consapevole di quello
che ha fatto il Signore con una parola nella mia anima; di questo vivo. Al solo
ricordo del martirio passato, mi vengono i brividi. Non avrei creduto che si
potesse soffrire così, se io stessa non l'avessi passato. E una sofferenza
completamente spirituale. Tuttavia in tutte queste sofferenze e battaglie non
ho mai tralasciato la S. Comunione. Quando mi sembrava che non avrei dovuto
comunicarmi, prima della S. Comunione andavo dalla Maestra e le dicevo: «
Non posso andare alla S. Comunione; mi sembra che non dovrei andarci ».
Essa però non mi permetteva di tralasciare la S. Comunione e io andavo
e mi sono resa conto che solo l'obbedienza mi ha salvato. La Maestra stessa,
in seguito, mi disse che quelle mie esperienze erano finite presto, «
soltanto perché lei è stata obbediente. È dovuto solo alla
potenza dell'obbedienza che lei ne è uscita così valorosamente
». E vero che il Signore stesso mi ha tirato fuori da quel supplizio,
ma la fedeltà all'obbedienza Gli era piaciuta. Benché queste siano
cose spaventose, tuttavia nessun'anima dovrebbe spaventarsene eccessivamente,
poiché Dio non dà prove al di sopra di quello che possiamo. E
d'altronde forse mai permetterà su di noi simili tormenti. Ma lo scrivo
perché se al Signore dovesse piacere condurre qualche anima attraverso
simili tormenti, non si spaventi, ma sia in tutto, per quanto dipende da lei,
fedele a Dio. Iddio non fa torto all'anima, poiché è l'amore stesso,
e per questo amore incomprensibile ci ha chiamato all'esistenza. Però
quando mi son trovata in quella tremenda afflizione, questo non lo comprendevo.
O Dio mio, ho conosciuto che non sono di questa terra; me l'ha impresso nell'anima
in modo energico il Signore. I miei rapporti di familiarità sono più
col cielo che con la terra, benché non trascuri in nulla i miei doveri.
In quei momenti non avevo un direttore spirituale e non conoscevo nessuna direzione.
Pregavo il Signore e non mi dava un direttore. Gesù stesso è stato
il mio Maestro dall'infanzia fino ad ora; mi ha condotto attraverso tutte le
foreste ed i pericoli. Vedo chiaramente che soltanto Iddio poteva condurmi attraverso
così grandi pericoli senza alcun danno, senza discapito; per questo l'anima
mia è rimasta intatta ed ho vinto sempre. Da tutte le difficoltà,
che sono state inimmaginabili, uscì. Tuttavia il Signore mi diede un
direttore spirituale, ma più tardi. Dopo quelle sofferenze l'anima è
di una grande limpidezza di spirito ed in una grande vicinanza con Dio, benché
debba ancora ricordare che in quei tormenti spirituali essa è vicina
a Dio, ma è cieca. Lo sguardo della sua anima è avvolto dalle
tenebre, ma Dio è più vicino ad una tale anima sofferente, solo
che tutto il segreto sta proprio in questo, che essa non lo sa. Essa afferma
non solo che Dio l'ha abbandonata, ma che essa è oggetto del Suo odio.
Che grave malattia della vista dell'anima che, abbagliata dalla luce di Dio,
afferma che Dio è assente, mentre è così forte che
la rende cieca. In seguito però ho conosciuto che Dio le è più
vicino in quei momenti che in qualsiasi altra circostanza, poiché con
l'aiuto normale della grazia non potrebbe superare quelle prove. Qui opera l'onnipotenza
divina ed una grazia straordinaria, perché diversamente si spezzerebbe
cosa in sé mi dà la prova che Iddio la sostiene con la Sua grazia
particolare ed il fatto che lei non comprenda questo è anche bene ».
Strano però che i confessori non abbiano potuto né capirmi, né
tranquillizzarmi in quelle cose fino all'incontro con P. Andrasz ed in seguito
con Don Sopocko.
Alcune parole sulla confessione e sui confessori. Ricorderò soltanto
ciò che ho sperimentato e vissuto nella mia anima. Ci sono tre cose per
cui l'anima non ricava profitto dalla confessione in quei momenti eccezionali.
La prima è che il confessore conosce poco le vie straordinarie e mostra
meraviglia se un'anima gli svela i grandi misteri che Dio compie nell'anima.
Questa sua meraviglia già mette in allarme un'anima delicata: essa nota
che il confessore è indeciso nell'esprimere il suo parere e non si rassicura,
ma ha ancora più dubbi dopo la confessione di quanti ne avesse prima,
poiché essa sente che il confessore la tranquillizza ma lui stesso
non è sicuro. Oppure, cosa che mi è capitata, il confessore, non
riuscendo a penetrare alcuni misteri di un'anima, le rifiuta la confessione,
mostra un certo timore all'avvicinarsi di quell'anima alla grata. Come può
un'anima in tale stato attingere tranquillità nel confessionale,
dato che essa è così sensibile ad ogni parola del sacerdote? A
mio parere in tali momenti di speciali visite di Dio ad un'anima, se il sacerdote
non la comprende dovrebbe indicarle un confessore esperto ed illuminato, od
attingere egli stesso lumi, in modo che possa dare all'anima ciò di cui
ha bisogno, e non addirittura rifiutarle la confessione, poiché in questo
modo l'espone ad un grande pericolo e più di un'anima può abbandonare
la strada sulla quale il Signore voleva averla in modo particolare. Questa è
una cosa di grande importanza, poiché io stessa ne ho fatto l'esperienza,
cioè che già cominciavo a barcollare, nonostante questi straordinari
doni di Dio. E sebbene Dio stesso mi tranquillizzasse, tuttavia desideravo
sempre avere il sigillo della Chiesa. La seconda cosa è il fatto che
il confessore non permetta di svelare tutto sinceramente, che dimostri impazienza.
L'anima allora ammutolisce e non dice tutto e per ciò stesso non ricava
profitto, e tanto meno ricava profitto, quando capita che il confessore cominci
a sottoporre a prove l'anima; e, siccome non la conosce, invece di giovarle,
le arreca danno. E questo perché essa sa che il confessore non la conosce,
dato che non le ha permesso di svelargli completamente, sia per quanto concerne
le grazie, sia per quanto concerne la sua miseria. E per questo motivo la prova
non è appropriata. Ho avuto alcune prove, che mi hanno fatto ridere.
Esprimerò meglio lo stesso concetto con queste parole: il confessore
è il medico dell'anima; pertanto come può un medico che non conosce
la malattia prescrivere una medicina appropriata? Nemmeno a pensarci; poiché
o non avrà alcun risultato positivo, oppure la darà troppo forte
ed aggraverà la malattia e talvolta - Dio ce ne scampi - può procurare
la morte, appunto perché troppo forte. Parlo per esperienza, dato che
in certi casi mi ha trattenuto addirittura il Signore stesso. La terza cosa
è questa: capita che il confessore talvolta faccia poco conto delle piccole
cose. Non c'è nulla di piccolo nella vita spirituale. Talvolta una cosa
piccola in apparenza fa scoprire una cosa di grande importanza, e per il confessore
è un fascio di luce per la conoscenza di un'anima. Molte sfumature spirituali
si nascondono nelle piccole cose. Non sorgerà mai un fabbricato magnifico,
se gettiamo via i mattoni piccoli. Iddio da qualche anima esige una grande purezza;
per questo le invia una più profonda conoscenza della propria miseria.
Illuminata dalla luce che viene dall'alto conosce meglio ciò che piace
a Dio, e ciò che non piace. Il peccato è secondo la conoscenza
e la luce dell'anima; lo stesso anche le imperfezioni, benché essa sappia
che ciò che riguarda strettamente il sacramento è il peccato...
ma queste piccole cose hanno una grande importanza per chi tende alla santità
e non può un confessore tener poco conto di questo. La pazienza e la
mitezza del confessore aprono la via ai più profondi segreti di un'anima:
l'anima quasi senza accorgersene svela la sua abissale profondità. E
si sente più forte e più resistente. Ora lotta più valorosamente;
si dà maggiormente da fare, poiché sa che deve renderne conto.
Ricorderò ancora una cosa per quanto riguarda il confessore. Egli deve
talvolta sperimentare, deve mettere alla prova, deve esercitare, deve conoscere
se ha a che fare con della paglia, o con del ferro, o con dell' oro puro. Ognuna
di queste tre anime ha bisogno di esercitarsi in modo particolare. Il confessore
deve necessariamente formarsi un'opinione chiara su ognuna, in modo che
sappia quello che può sopportare in determinati momenti, circostanze
e casi. Per quanto mi riguarda, in seguito, dopo molta esperienza, quando mi
resi conto di non essere compresa, non svelai più la mia anima e non
mi guastai la tranquillità. Questo però avvenne solo quando tutte
queste grazie furono sotto il giudizio di un saggio, istruito ed esperto confessore.
Ora so come comportarmi in certi casi. E desidero nuovamente dire alcune parole
all'anima che vuole tendere decisamente alla santità e riportare frutto
cioè vantaggio della confessione. La prima, totale sincerità e
apertura. Il più santo ed il più saggio dei confessori non può
infondere a viva forza in un'anima ciò che desidera, se l'anima non è
sincera ed aperta. Un'anima insincera, chiusa, si espone a grandi pericoli nella
vita spirituale e lo stesso Gesù non si dona ad una tale anima in modo
superiore, perché sa che essa non ricaverebbe vantaggi da queste grazie
speciali. La seconda parola, l'umiltà. Un'anima non ricava adeguati vantaggi
dal sacramento della confessione, se non è umile. La superbia tiene l'anima
nelle tenebre. Essa non sa e non vuole penetrare esattamente nel profondo della
sua miseria: si maschera e fugge da tutto ciò che dovrebbe guarirla.
La terza parola è l'obbedienza. Un'anima disobbediente non riporterà
alcuna vittoria, anche se fosse Gesù stesso a confessarla direttamente.
Il confessore più esperto non può essere di alcun aiuto ad una
tale anima. Un'anima disobbediente si espone a grandi sventure e non progredirà
affatto nella perfezione e non se la caverà nella vita spirituale. Iddio
ricolma di grazia nel modo più abbondante le anime, ma le anime obbedienti.
Oh! quanto sono graditi gl'inni che sgorgano da un'anima che soffre! Tutto il
cielo rimane estasiato di fronte ad una tale anima, specialmente quando è
provata da Dio. Essa indirizza verso di Lui i suoi nostalgici lamenti. La sua
bellezza è grande, perché proviene da Dio. Va attraverso il deserto
della vita ferita d'amore divino. Essa tocca la terra con un piede solo.
Un'anima che è uscita da quei tormenti è profondamente umile.
La limpidezza della sua anima è grande. Essa, senza bisogno di rifletterci
in certo modo, conosce meglio che cosa in un dato momento occorra fare e che
cosa tralasciare. Avverte il più piccolo tocco della grazia ed è
molto fedele a Dio. Essa riconosce Iddio da lontano e gode di Dio ininterrottamente.
Essa in pochissimo tempo scopre Iddio nelle anime degli altri, in genere in
quanti le stanno attorno. L'anima viene purificata da Dio stesso. Dio come puro
Spirito introduce l'anima in una vita puramente spirituale. Iddio stesso aveva
preparato quest'anima in precedenza e l'aveva purificata, cioè l'aveva
resa idonea ad uno stretto rapporto di intimità con Sé. Secondo
un modo spirituale essa ha rapporti di intimità col Signore in un riposo
amoroso. Si rivolge a Lui senza l'uso dei sensi. Iddio riempie l'anima con la
Sua luce. La sua mente illuminata vede chiaramente e distingue i gradi in questa
vita spirituale. Vede quando si univa a Dio in modo imperfetto, quando vi prendevano
parte i sensi e lo spirito era unito ai sensi, sebbene già in maniera
superiore e speciale, però imperfetta. Vi è un'unione col Signore
superiore e più perfetta: è quella intellettuale. Qui l'anima
è più riparata dalle illusioni; la sua spiritualità è
più profonda e più pura. In una vita, in cui ci sono i sensi,
li si è più esposti alle illusioni. L'accortezza sia dell'anima
stessa che dei confessori dovrebbe essere maggiore. Vi sono momenti nei quali
Iddio introduce l'anima in uno stato puramente spirituale. I sensi si spengono
e sono come morti. L'anima è unita a Dio nella maniera più stretta:
è immersa nella Divinità. La sua conoscenza è totale e
perfetta; non dettagliata, come prima, ma generale e completa. Gioisce per questo.
Ma ora voglio parlare ancora dei momenti della prova. In quei momenti è
necessario che i confessori abbiano pazienza con tale anima provata. Ma la più
grande pazienza deve averla l'anima con se stessa. O mio Gesù, Tu sai
quello che prova la mia anima al ricordo di quelle sofferenze. Talvolta mi son
meravigliata che gli angeli ed i santi restino silenziosi mentre un'anima sopporta
simili sofferenze. Tuttavia essi ci amano in modo particolare in quei momenti.
L'anima mia certe volte ha gridato verso Dio, come un bambino quando la madre
nasconde il suo volto ed egli non può riconoscerla e grida con quante
forze ha. O Gesù mio, per queste prove d'amore sia onore e gloria a Te.
Grande ed insondabile è la Tua Misericordia! O Signore, tutto quello
che hai progettato nei riguardi della mia anima, è pervaso della Tua
Misericordia. Ricordo questa cosa: coloro che vivono insieme non dovrebbero
aggiungere sofferenze esterne, poiché in verità quando un'anima
ha il calice pieno fino all'orlo, talvolta proprio la goccia che gettiamo noi
nel suo calice sarà esattamente quel di più, che farà traboccare
il calice dell'amarezza. E chi risponde per quell'anima? Guardiamoci bene dall'aggiungere
sofferenze agli altri, poiché questo non piace al Signore. Se le suore
oppure i superiori sapessero o supponessero che una certa anima sta attraversando
tali prove e, ciò nonostante, da parte loro le aggiungessero altre sofferenze,
peccherebbero mortalmente e Dio stesso rivendicherebbe quell'anima. Non parlo
qui di casi che per loro natura costituiscono peccato, ma parlo di una cosa
che in un altro momento non sarebbe peccato. Stiamo attenti a non avere quelle
anime sulla coscienza. E un grave difetto della vita religiosa e della vita
in genere, che quando si vede un'anima che è nella sofferenza, si tende
sempre ad aggiungerne ancora di più. Non parlo di tutti, ma ci sono persone
che si comportano così. Ci permettiamo di esprimere giudizi di ogni genere
e parliamo là dove non avremmo mai dovuto dire quello che abbiamo detto.
La lingua è un organo piccolo, ma provoca cose grosse. La religiosa che
non rispetta il silenzio, non giungerà mai alla santità, cioè
non diventerà santa. Non s'illuda. Se per caso accade che per suo mezzo
parla lo Spirito di Dio, allora non è lecito tacere. Ma per poter ascoltare
la voce di Dio bisogna avere la quiete nell'anima ed osservare il silenzio:
non un silenzio tetro, ma il silenzio interiore, cioè il raccoglimento
in Dio. Si possono dire molte cose e non interrompere il silenzio, ed al contrario
si può parlar poco ed infrangere continuamente il silenzio. Oh! che danni
irreparabili provoca l'inosservanza del silenzio! Si fanno molti torti al prossimo,
ma soprattutto alla propria anima. Secondo il mio pensiero e la mia esperienza,
la regola del silenzio dovrebbe essere al primo posto. Iddio non si dona ad
un anima ciarliera che come un fuco nell'alveare ronza molto, ma non produce
miele. Un'anima che chiacchiera molto è vuota nel suo interno. Non
ha né virtù fondamentali, né intimità con Dio. Non
è il caso di parlare di una vita più profonda, della soave pace
e tranquillità nella quale abita Iddio. Un'anima che non ha gustato la
dolcezza della quiete interiore, è uno spirito inquieto, e turba la tranquillità
degli altri. Ho visto molte anime negli abissi infernali per non aver osservato
il silenzio. Loro stesse me l'hanno detto, quando ho chiesto loro quale era
stata la causa della loro rovina. Erano anime consacrate. O mio Dio, quale dolore!
Eppure avrebbero potuto non solo essere in paradiso, ma essere perfino sante.
O Gesù, Misericordia, tremo quando penso che debbo rendere conto della
mia lingua. Nella lingua c'è la vita, ma anche la morte. E talvolta con
la lingua uccidiamo, commettiamo dei veri omicidi; e possiamo ancora considerare
ciò una piccola cosa? Per la verità non riesco a comprendere tali
coscienze. Ho conosciuto una persona, che avendo saputo da un'altra una
certa cosa che si diceva di lei... si ammalò gravemente e di conseguenza
versò molto sangue e molte lacrime e poi avvenne la dolorosa conclusione
che fu causata quindi non dalla spada, ma dalla lingua. O mio Gesù silenzioso,
abbi misericordia di noi. Sono passata al tema del silenzio, ma non voglio parlare
di questo, bensì della vita dell'anima con Dio e della sua risposta alla
grazia. Dopo che l'anima è stata purificata ed il Signore ha rapporti
di intimità con lei, ora con tutte le forze tende verso Dio. Però
essa da sola non può niente. Qui soltanto Iddio dispone tutto; l'anima
lo sa; ne è consapevole. Essa vive ancora in esilio e sa molto bene che
possono esserci ancora giornate nuvolose e piovose; ma essa guarda a tutto ciò
con un atteggiamento diverso da quello tenuto finora. Non si rifugia in una
pace falsa, ma si slancia nella lotta. Essa sa di essere di una progenie cavalleresca.
Ora si rende conto meglio di tutto. Essa sa di essere di stirpe regale: tutto
ciò che è grande e santo la riguarda.
Una serie di grazie che Dio riversa sull'anima dopo quelle prove di fuoco. Gode
di una stretta unione con Dio. Ha molte visioni sensibili ed intellettuali.
Sente molte parole soprannaturali e talvolta degli ordini precisi. Ma nonostante
queste grazie, non basta a se stessa. Proprio in quanto Iddio la visita con
queste grazie, è esposta a diversi pericoli e può facilmente cadere
nella illusione. Ora dovrebbe pregare Dio perché le mandi una guida spirituale;
e non solo pregare per la guida, ma bisogna darsi da fare e cercare un tale
condottiero, che conosce le cose, come il condottiero deve conoscere le strade,
attraverso le quali deve condurre i suoi soldati in battaglia. Un'anima che
è unita a Dio, bisogna prepararla a grandi ed accaniti combattimenti.
Dopo questa purificazione e queste prove, Iddio tratta con l'anima in modo particolare,
ma l'anima non collabora sempre con queste grazie. Non perché essa stessa
non voglia collaborare, ma perché incontra così grandi difficoltà
esterne ed interne, che ci vuole veramente un miracolo, perché quell'anima
si mantenga su quelle altezze. Ora ha necessariamente bisogno di un direttore
spirituale. Queste difficoltà spesso riempirono la mia animafidavo, e
più Gesù dava dimostrazione di essere Lui l'artefice di queste
cose.
Quando mi resi conto che non ottenevo alcuna tranquillità dalle Superiore,
decisi di non parlare più con loro di queste cose puramente interiori.
Per l'esterno cercai, da buona religiosa, di parlare di tutto con le Superiore;
ma per quanto riguarda la necessità dell'anima, d'ora in poi parlerò
solo in confessione. Per molti ed assai ragionevoli motivi ho capito che una
donna non è portata a discernere questi misteri. Mi sono esposta a tante
sofferenze che avrei potuto evitare. Per molto tempo sono stata ritenuta invasata
dallo spirito maligno e venivo guardata con commiserazione. La Superiora poi
aveva messo in atto certi accorgimenti cautelativi nei miei confronti. Era giunto
alle mie orecchie che le suore mi tenevano d'occhio come tale, come indemoniata.
E tutt'attorno mi si oscurò l'orizzonte. Cominciai ad evitare quelle
grazie divine, ma che potevo fare? Dopotutto non era in mio potere. Improvvisamente
fui presa da un così profondo raccoglimento che, malgrado la mia volontà,
sprofondai in Dio ed il Signore mi trattenne presso di Sé. Nei primi
momenti la mia anima è sempre un po' spaventata, ma poi viene riempita
da una calma e da una forza singolare.
Tutto ancora era da sopportare. Infatti quando il Signore chiese che dipingessi
quell'immagine, allora cominciavano veramente a parlare di me ed a guardarmi
come se fossi un'isterica od un'esaltata e la cosa cominciò a propagarsi
un po' di più. Una delle suore venne da me, per parlarmi in confidenza.
E cominciò a commiserarmi. Mi dice: « Sento che dicono di lei che
è un'esaltata, che ha delle visioni. Povera sorella, si difenda da ciò
». Era sincera quell'anima e mi disse sinceramente quello che aveva sentito
dire. Ma cose simili dovetti ascoltarle ogni giorno. Che tormento sia stato
per me, Dio solo lo sa. Decisi però di sopportare tutto in silenzio e
di non dare spiegazioni quando mi venivano rivolte domande. Alcune suore erano
irritate dal mio silenzio, specialmente le più curiose; le altre, più
riflessive, dicevano: « Di certo Suor Faustina dev'essere molto vicino
a Dio, dato che ha la forza di sopportare tante sofferenze ». E vedevo
davanti a me quasi due ifie di giudici. Mi preoccupai di avere il silenzio interno
ed esterno. Non dicevo nulla che riguardasse la mia persona, sebbene venissi
interrogata direttamente da alcune suore. La mia bocca si chiuse. Soffril come
una colomba senza lamentarmi. Alcune suore però provavano quasi piacere
nel darmi fastidio in qualsiasi modo. Le irritava la mia pazienza, ma Dio mi
diede tanta forza interiore, che sopportai tutto ciò con serenità.
Mi ero resa conto che in quei momenti non potevo essere aiutata da nessuno e
cominciai a pregare ed a chiedere al Signore un confessore. Desideravo ardentemente
che un sacerdote mi dicesse quest'unica parola: « Stai tranquilla, sei
sulla buona strada ». Oppure « Butta via tutto, perché non
viene da Dio ». Purtroppo però un sacerdote così deciso,
che mi dicesse quelle parole chiare in nome del Signore, non riuscivo a trovarlo.
Perciò andavo avanti nell'incertezza. O Gesù, se è la Tua
volontà che io viva in tale incertezza, sia benedetto il Tuo Nome. Ti
prego, Signore, dirigi Tu stesso la mia anima e resta con me, perché
da sola sono nulla. Ecco, sono già stata giudicata da ogni lato: non
c'è più nulla in me che sia sfuggito al giudizio delle suore.
Ma ormai tutto in un certo senso si è esaurito ed hanno cominciato a
lasciarmi in pace; la mia anima martoriata ha potuto prendersi un po' di riposo.
Ma ho constatato che proprio durante quella tribolazione il Signore mi è
stato quanto mai vicino. La tregua però è durata pochino. È
scoppiata di nuovo una violenta tempesta. Adesso i sospetti di un tempo, son
diventati per loro, a quanto pare, certezza e bisogna ascoltare di nuovo la
stessa musica di prima. Così piace al Signore. La cosa strana però
è che anche diverse faccende esterne han cominciato ad andare per traverso.
Ciò ha provocato molte svariate sofferenze, note soltanto a Dio. Ad ogni
modo ho cercato, come ho potuto, di fare ogni cosa con l'intenzione più
pura. Ora m'accorgo di essere sorvegliata come una ladra ovunque: in cappella,
quando svolgo il mio lavoro, in cella. Ora so che, oltre alla presenza di Dio,
ho la continua presenza umana, che francamente qualche volta mi mette in grave
imbarazzo. Ci sono stati dei momenti in cui sono rimasta indecisa se spogliarmi
o meno, per potermi lavare. A proposito, anche il mio misero letto è
stato controllato parecchie volte. Qualche volta m'è venuto da ridere,
quando son venuta a sapere che non lasciavano in pace nemmeno il letto. Una
suora mi ha detto lei stessa, che ogni sera mi sorvegliava dentro la cella,
per vedere come mi comportavo. Tuttavia i Superiori son sempre i Superiori.
E sebbene mi abbiano personalmente umiliata e talvolta imbottita di numerosi
dubbi, tuttavia mi hanno sempre permesso quello che voleva il Signore, quantunque
non come avevo chiesto, ma in altro modo hanno aderito alle richieste del Signore
e mi hanno autorizzata a fare certe penitenze e mortificazioni. Un giorno una
delle Madri si adirò contro di me e mi umiliò talmente, che pensavo
proprio non l'avrei sopportato. Mi disse: « Stravagante, isterica, visionaria,
vattene dalla mia stanza, non voglio conoscerti! ». Una gragnola di rimproveri
si scaricò sul mio capo. Quando arrivai nella mia cella, caddi con la
faccia a terra davanti al crocifisso e guardai Gesù; non ero in grado
di pronunciare nemmeno una parola. E tuttavia nascosi il fatto agli altri e
feci finta che non fosse successo nulla fra di noi. Satana però approfitta
sempre di queste circostanze. Cominciarono a venirmi pensieri di scoraggiamento:
« Ecco la ricompensa per la tua fedeltà e sincerità! Val
la pena esser sincera, quando si è capiti a questo modo? ». «
Gesù, Gesù, sono sfinita! ». E caddi nuovamente a terra
sotto quel peso; cominciai a sudare ed una certa paura cominciò ad impadronirsi
di me. E pensavo: « Non ho nessuno che mi dia un appoggio morale ».
E subito sentii una voce nell'anima: « Non temere, Io sono con te »;
ed una singolare luce illuminò la mia mente e compresi che non dovevo
arrendermi a quelle malinconie e mi sentii piena di forza ed uscii dalla cella
con rinnovato coraggio per andare incontro ai patimenti. Tuttavia cominciai
a lasciarmi un po' andare. Non facevo caso a quelle ispirazioni interiori; cercavo
di distrarmi. Però, nonostante il chiasso e le distrazioni, vedevo quello
che avveniva nella mia anima. La parola divina è eloquente e nulla può
soffocarla. Cominciai ad evitare l'incontro del Signore con la mia anima, perché
non volevo essere vittima di illusioni. Ma il Signore in certo qual modo m'insegui
con i Suoi doni ed in verità ho provato a turno sofferenze e gioie. Non
ricordo qui le varie visioni e grazie, che Dio mi ha concesso in quel tempo,
perché le ho annotate altrove; ma ricorderò che quelle mie molteplici
sofferenze avevano ormai raggiunto il colmo e io decisi di farla finita con
questi dubbi prima dei voti perpetui. Durante tutto il tempo della probazione
pregai perché venissero concessi lumi al sacerdote, al quale dovevo svelare
completamente tutta la mia anima. E pregai Iddio, perché Lui stesso mi
aiutasse in questo e mi facesse la grazia di poter raccontare le cose più
segrete che ci sono fra me ed il Signore e di rendermi così disponibile
che, qualunque cosa quel sacerdote decidesse, l'avrei considerata come decisa
da Gesù stesso. Non importa quale giudizio darà su di me. Io desidero
soltanto la verità ed una risposta precisa a certe mie domande. Mi sono
rimessa a Dio completamente e l'anima mia desidera la verità. Non posso
più continuare a vivere nel dubbio, benché nell'anima abbia una
così grande certezza che queste cose provengono da Dio, che darei la
mia vita per esse. Ma al di sopra di tutto questo ho posto l'opinione del confessore
ed ho deciso di comportarmi secondo quanto egli riterrà giusto indicarmi.
Vedo il dato momento come quello che deciderà il mio comportamento per
tutta la vita. So che dipenderà tutto da esso. Non ha importanza se si
pronuncerà secondo le mie ispirazioni oppure in modo del tutto opposto:
questo ormai non m'importa. Io desidero conoscere la verità e seguirla.
O Gesù, Tu puoi aiutarmi. E già da qui ho cominciato: nascondo
[sic!] tutte le grazie nell'anima ed aspetto colui che il Signore mi manderà.
Senza alcun dubbio nel mio cuore, ho pregato il Signore, perché Egli
si degni di aiutarmi in questi momenti ed un certo coraggio è entrato
nella mia anima. Debbo ancora ricordare che ci sono alcuni confessori che aiutano
l'anima e sono, per quanto ciò può apparire, dei veri padri spirituali,
ma fino ad un certo punto: fino a che tutto va bene; ma quando un'anima si trova
in più gravi difficoltà, allora sono indecisi e non possono, oppure
non vogliono capire quell'anima; cercano di liberarsene al più presto.
Tuttavia se l'anima è umile, ne ha pur sempre qualche piccolo vantaggio.
Dio stesso talvolta invia un raggio di luce nel profondo dell'anima, per la
sua umiltà e fiducia. Talvolta il confessore dice cose che non intendeva
affatto dire ed egli stesso non se ne rende conto. L'anima crede realmente che
queste sono parole del Signore stesso, sebbene dobbiamo credere che ogni parola
in confessionale proviene da Dio, ma quello che ho ricordato sopra, è
qualcosa che viene proprio direttamente da Dio. E l'anima sente che il sacerdote
non dipende da se stesso: dice cose che non vorrebbe dire. Ecco, in questo modo
Dio ricompensa la fede. L'ho sperimentato parecchie volte su me stessa. Un certo
sacerdote molto istruito e grandemente stimato - m'è capitato qualche
volta d'andare a confessarmi da lui - era sempre stato severo e contrario a
me in queste cose, ma una volta mi disse: « Sappia, sorella, che se Iddio
vuole che lei faccia questo, non bisogna opporvisi. Iddio talvolta vuoi essere
lodato in questo modo. Stia tranquilla. Iddio, come ha cominciato, così,
terminerà. Ma le dico, fedeltà a Dio e umiltà e ancor una
volta umiltà. Ricordi quello che le ho detto oggi ». Mi rallegrai
pensando che forse quel sacerdote mi aveva capita. Però le circostanze
furono tali, che non ebbi più occasione di confessarmi da lui.
Una volta mi chiamò una delle Madri anziane e furono fulmini e saette
a ciel sereno, senza che mi rendessi conto di cosa si trattasse. Ma poco dopo
capii che si trattava di cosa che non dipendeva affatto da me. Mi disse: «
Lei, sorella, si levi bene dalla testa che Gesù tratti così familiarmente
con lei, con una persona così misera e così imperfetta. Gesù
ha rapporti di confidenza solo con anime sante, ricordatelo [sic!] bene ».
Riconobbi che aveva pienamente ragione dicendo che sono misera, ma confido nella
Misericordia divina. Quando m'incontrai col Signore, mi umiliai davanti a Lui
e dissi: « Gesù, a quanto si dice, Tu non tratti con persone misere
». Mi rispose: « Sta' tranquilla, figlia Mia; proprio per mezzo
di una simile miseria voglio mostrare la potenza della Mia Misericordia».
Compresi che la Madre aveva inteso soltanto umiliarmi.
O mio Gesù, mi hai sottoposta a molte prove in questa mia breve vita.
Molte cose le ho capite, alcune delle quali ora mi lasciano meravigliata. Oh!
quanto è bene affidarsi in tutto a Dio e permettere a Dio di agire pienamente
nella nostra anima. Durante la terza probazione il Signore mi fece capire che
dovevo offrirmi a Lui, in modo che potesse fare di me quello che Gli piaceva.
Debbo stare sempre davanti a Lui come vittima. In un primo momento mi spaventai
sentendomi infinitamente misera e conoscendo bene me stessa. Risposi al Signore
ancora una volta: « Sono la miseria personificata; come posso essere una
vittima? ». « Oggi questo non lo comprendi. Domani te lo farò
comprendere durante l'adorazione». Il cuore mi tremò e l'anima.
Queste parole mi s'impressero profondamente nell'anima. La parola divina è
viva. Quando giunsi all'adorazione, sentii nell'anima che ero entrata nel tempio
del Dio vivente, la cui Maestà è grande ed insondabile. Ed il
Signore mi fece conoscere quello che sono anche i più puri spiriti di
fronte a Lui. Benché all'esterno non vedessi nulla, la presenza di Dio
mi trapassò da parte a parte. In quel momento la mia mente venne illuminata
in maniera singolare. Davanti agli occhi della mia anima passò una visione,
come quella di Gesù nell'Orto degli Ulivi. All'inizio le sofferenze fisiche
e tutte le circostanze che le aumentano; le sofferenze morali in tutta la loro
estensione e quelle di cui nessuno saprà mai nulla. In questa visione
entra tutto: sospetti ingiusti, perdita del proprio buon nome. Ho descritto
questa cosa in modo molto succinto, ma la conoscenza che ne ebbi fu talmente
chiara che quello che in seguito sopportai non fu per nulla diverso da quello
che avevo conosciuto in quel momento. il mio nome deve essere: « vittima
». Quando la visione terminò un sudore freddo mi scendeva dalla
fronte. Gesù mi fece conoscere che, anche se non avessi dato il mio consenso
per tutto ciò, avrei potuto egualmente salvarmi e non avrebbe diminuito
le grazie che mi aveva concesso e che avrebbe continuato a rimanere con me negli
stessi rapporti di intimità; insomma che, anche se non avessi consentito
a quel sacrificio, la generosità di Dio non sarebbe diminuita per questo.
Ed il Signore mi fece capire che tutto il mistero dipendeva da me, dal mio consenso
volontario a tale sacrificio con piena consapevolezza della mia mente. In quest'atto
volontario e consapevole c'è tutta la sua potenza ed il suo valore di
fronte alla Sua Maestà. Anche se non mi capitasse nulla di quello a cui
mi sono offerta, davanti al Signore è come se tutto fosse già
avvenuto. In quel momento compresi che entravo in unione con la Maestà
incomprensibile. Sentii che Dio attendeva una mia parola, il mio consenso. Ad
un tratto il mio spirito sprofondò in Dio e dissi: « Fa' di me
quello che Ti piace: mi sottometto>> disse: « Si prepari, sorella,
ad accettare una piccola croce che l'attende da parte della Madre Superiora.
Quanto mi dispiace per lei! ». Ed io nel mio intimo sono contenta di questo
e vi sono preparata già da parecchio tempo. Quando vide il mio coraggio,
rimase stupita per questo. Adesso vedo che l'anima da sola può ben poco,
ma con Iddio può tutto. Ecco quello che può la grazia di Dio!
Sono poche le anime sempre attente alle ispirazioni di Dio, ma ancora di meno
sono quelle che eseguono fedelmente le ispirazioni divine. Un'anima fedele a
Dio però non può da sola prendere decisioni sulle sue ispirazioni:
deve sottoporle al controllo di un sacerdote molto colto e saggio e, finché
non ha la certezza, deve mantenere un atteggiamento d'incredulità. Non
dia di propria iniziativa la sua fiducia a queste ispirazioni ed a tutte le
grazie superiori, poiché può esporsi a molti danni. Sebbene l'anima
distingua subito le false ispirazioni da quelle che provengono da Dio, tuttavia
sia prudente perché ci sono molte cose dubbie. Dio è contento
e si rallegra quando l'anima non presta fede a Lui Stesso, per Lui Stesso: perché
Lo ama, è prudente ed interroga, e chiede aiuto per accertare che chi
opera in lei è veramente Dio. E dopo averne avuta la conferma tramite
un confessore illuminato, stia tranquilla; si metta nelle mani di Dio secondo
le Sue indicazioni, cioè secondo le indicazioni del confessore. L'amore
puro è capace di grandi imprese e non l'annientano né le difficoltà,
né le contrarietà. Come l'amore è forte nelle grandi difficoltà,
così è perseverante nella grigia, noiosa vita quotidiana. Essa
sa che, per piacere a Dio, una cosa è necessaria: fare con grande amore
le cose più piccole. Amore e sempre amore. L'amore puro non sbaglia;
esso ha singolarmente molta luce e non fa nulla che non debba piacere a Dio.
E attento nel prevedere ciò che è più caro a Dio e non
c'è nulla che lo eguagli; è felice quando può annientarsi
ed ardere come un sacrificio puro. Quanto più dà di sé,
tanto più è felice. Inoltre nessuno meglio di lui riesce ad avvertire
i pericoli da tanto lontano; ha il fiuto per togliere la maschera e sa con chi
tratta.
I miei tormenti giungono ormai alla fine. Il Signore mi dà l'aiuto promesso.
Lo vedo in due sacerdoti, cioè in Padre Andrasz e in Don Sopocko. Nel
corso degli esercizi spirituali prima dei voti perpetui, per la prima volta
venni tranquillizzata completamente ed in seguito venni guidata nella stessa
direzione da Don Sopocko. Così si realizzò la promessa del Signore.
Dopo che fui tranquillizzata ed istruita sul modo di procedere sulle vie di
Dio, il mio spirito si rallegrò nel Signore e mi sembrò non di
camminare, ma di correre. Mi erano state sciolte le ali per il volo e cominciai
a volteggiare verso l'ardore del sole e non tornerò in basso fino a quando
riposerò in Colui, nel Quale è annegata la mia anima per l'eternità.
E mi abbandonai completamente all'influsso della grazia. Grandiosi sono gli
abbassamenti divini alla mia anima! Da parte mia non mi ritiro, né mi
rifiuto, ma m'immergo in Lui, come nell'unico mio Tesoro. Sono una cosa sola
col Signore: in un certo modo scompare l'abisso che c'è fra noi, il Creatore
e la creatura. Per alcuni giorni la mia anima è stata quasi continuamente
in estasi: la presenza di Dio non mi ha abbandonato nemmeno per un istante,
e la mia anima ha perseverato in una continua amorosa unione col Signore. Ciò
tuttavia non mi ha impedito di adempire i miei doveri. Sentivo che ero stata
trasformata in amore; ardevo tutta, ma senza riportare danni. M'immergevo continuamente
in Dio. Iddio mi attirava a Sé con tale forza e potenza che in certi
momenti non mi rendevo nemmeno conto di essere sulla terra. Per tanto tempo
avevo ostacolato la grazia di Dio e ne avevo avuto paura. Adesso Iddio Stesso
tramite Padre Andrasz aveva tolto ogni difficoltà. Il mio spirito era
stato indirizzato verso il sole e sbocciò ai suoi raggi per Lui Stesso.
Già non capì [qui la frase è interrotta e non è
stata completata]. Nonostante Iddio mi attirasse a Sé con tale veemenza
che spesso non ero in grado di oppormi alla Sua grazia, sprecavo molte grazie
di Dio perché avevo sempre paura delle illusioni. Quando all'improvviso
venivo immersa in Lui, in quei momenti Gesù mi riempiva della Sua pace
in maniera che, in seguito, anche se avessi voluto allarmarmi, non avrei potuto.
Ad un tratto sentii nel mio intimo queste parole: « Perché tu
sia tranquilla, che sono Io l'autore di tutte le richieste fatte a te, ti darò
una tranquillità così profonda che, se anche volessi inquietarti
ed allarmarti, ciò oggi non sarà in tuo potere, ma l'amore inonderà
la tua anima fino a farti dimenticare te stessa ». In seguito Gesù
mi diede un altro sacerdote, al quale mi ordinò di svelare la mia anima.
In un primo momento lo feci con una certa esitazione; ma un severo richiamo
da parte di Gesù procurò una profonda umiltà alla mia anima.
Sotto la sua direzione la mia anima progredì celermente nell'amore di
Dio e molte delle richieste del Signore vennero eseguite in concreto. Talvolta
il suo coraggio e la sua profonda umiltà mi hanno fatto riflettere. Oh!
quant'è misera la mia anima che ha dissipato tante grazie! Sfuggivo a
Dio ed Egli m'inseguiva con le Sue grazie. Il più delle volte le grazie
di Dio mi venivano elargite, quando meno me l'aspettavo. Dal momento in cui
il Signore mi ha dato un direttore spirituale, sono più fedele alla grazia
per merito dello stesso direttore e della sua vigilanza sulla mia anima. Ho
conosciuto veramente quello che è una direzione spirituale e come la
considera Gesù: per ogni minima mancanza Gesù mi ammoniva e mi
faceva presente che le questioni, che io sottoponevo al confessore, le giudicava
Lui Stesso. « Ed ogni mancanza contro di lui colpisce Me direttamente
». Quando la mia anima sotto la sua direzione cominciò a gustare
profondamente il raccoglimento e la pace, udii spesso nell'anima queste parole,
talora ripetute varie volte di seguito: « Fortificati per la lotta!
».
Gesù mi fa conoscere spesso quello che non Gli piace nella mia anima
e qualche volta mi ha rimproverato per cose che sembravano minuzie, ma che in
realtà avevano una grande importanza. Egli mi ha messo in guardia e mi
ha esercitato come un Maestro. Per molti anni mi ha educata Lui Stesso, fino
al momento in cui mi ha dato un direttore spirituale. In precedenza era Lui
che mi faceva conoscere quello che non capivo ed ora mi ordina di chiedere tutto
al confessore e spesso mi dice così: « E Io ti risponderò
tramite la sua bocca; sta' tranquilla». Non mi è ancora capitato
di ricevere una risposta in contrasto con ciò che il Signore mi chiedeva
e che io avevo fatto presente al mio direttore spirituale. Anzi qualche volta,
ma non spesso, mi è capitato che Gesù mi ha raccomandato determinate
cose di cui nessuno potrebbe essere stato al corrente, ma, quando mi sono avvicinata
alla grata, il confessore me le ha raccomandate anche lui.
Quando l'anima ha ottenuto per lungo tempo molta luce e molte ispirazioni e
dopo che i confessori le hanno assicurato sia la tranquillità sia la
provenienza delle ispirazioni, se il suo amore è grande, in tal caso
Gesù le fa conoscere che è tempo che metta in pratica ciò
che ha ricevuto. L'anima viene a conoscere che il Signore conta su di lei e
questa conoscenza le dà forza. Essa sa che per restare fedele dovrà
talvolta esporsi a varie difficoltà; ma essa confida in Dio e, grazie
a tale fiducia, giunge là dove Iddio la chiama. Le difficoltà
non la spaventano; sono per lei come il pane quotidiano; non la spaventano affatto,
né l'intimoriscono, come i colpi di cannone non spaventano il cavaliere
che è continuamente sui campi di battaglia. Essa è ben lungi dallo
spaventarsi, però rimane in ascolto per capire da che parte attaccherà
il nemico. Per riportare la vittoria non fa nulla alla cieca, ma indaga, riflette
profondamente e, non contando su di sé, prega fervorosamente ed attinge
consigli da cavalieri esperti e saggi, e comportandosi così, vince quasi
sempre. Ci sono degli attacchi nei quali l'anima non ha il tempo né per
riflettere, né per chiedere consigli, né per nient'altro. In quei
casi bisogna combattere per la vita o per la morte. Qualche volta è bene
rifugiarsi nella ferita del Cuore di Gesù, non rispondendo nemmeno una
parola: per quell'atto stesso il nemico è già sconfitto. In tempo
di pace l'anima si sottopone a sforzi come fa in tempo di battaglia. Deve esercitarsi
e molto; diversamente nemmeno parlarne di vittoria. il tempo di pace lo considero
come il tempo di preparazione alla vittoria. Deve vigilare continuamente.
Vigilanza e ancora una volta vigilanza! L'anima che riflette ottiene molta luce.
Un'anima dissipata si mette da sola in pericolo di cadere e non si meravigli
se poi cadrà. O Spirito Divino, guida dell'anima: saggio è colui
che Tu trasformi. Ma affinché lo Spirito Divino possa agire in un'anima,
occorre silenzio e raccoglimento. La preghiera. Con la preghiera l'anima si
prepara ad affrontare qualsiasi battaglia. In qualunque condizione si trovi
un'anima, deve pregare. Deve pregare l'anima pura e bella, poiché diversamente
perderebbe la sua bellezza. Deve pregare l'anima che tende alla purezza, altrimenti
non vi giungerà. Deve pregare l'anima che si è appena convertita,
diversamente cadrebbe di nuovo. Deve pregare l'anima peccatrice, immersa nei
peccati, per poter risorgere. E non c'è anima, che non abbia il dovere
di pregare, poiché ogni grazia arriva tramite la preghiera. Ricordo che
la luce l'ho ricevuta in massima parte durante l'adorazione di mezz'ora, che
facevo ogni giorno durante tutta la Quaresima, stando distesa a forma di croce
davanti al SS.mo Sacramento. In quel tempo conobbi più a fondo me stessa
e Iddio, anche se per fare quella preghiera incontrai molti ostacoli, nonostante
avessi il permesso dei superiori. L'anima deve sapere che, per pregare e perseverare
nella preghiera, deve armarsi di pazienza e superare coraggiosamente le difficoltà
esteriori ed interiori. Le difficoltà interiori: lo scoraggiamento, l'aridità,
l'indolenza, le tentazioni. Quelle esteriori: il rispetto umano e la necessità
di rispettare i momenti destinati alla preghiera. Io stessa ho sperimentato
che, se non dicevo le preghiere nel tempo stabilito, dopo non le dicevo più,
perché i doveri me l'impedivano; e se pure le dicevo, ciò avveniva
con gran fatica, perché il pensiero andava ai doveri da compiere. Mi
è capitata anche questa difficoltà: se l'anima aveva recitato
bene le preghiere e ne era uscita con un profondo raccoglimento interiore, gli
altri la contrastavano per tale raccoglimento; perciò ci vuole pazienza
per perseverare nella preghiera. Più di una volta mi è capitata
una cosa di questo genere: quando la mia anima era più profondamente
assorta in Dio ed aveva riportato maggior profitto dalla preghiera e la presenza
di Dio l'aveva accompagnata durante il giorno e sul lavoro aveva dimostrato
più concentrazione, più esattezza e più impegno, proprio
allora ho avuto il maggior numero di rimproveri con l'accusa di essere negligente
ed indifferente a tutto e questo perché le anime meno raccolte vogliono
che anche le altre siano come loro, perché costituiscono per loro un
rimprovero continuo.
Un'anima nobile e delicata può essere anche la più semplice, ma
di sentimenti delicati; una tale anima cerca di vedere Iddio in ogni cosa. Lo
trova ovunque, riesce a trovare Iddio anche nelle cose più insignificanti.
Tutto per lei ha un significato. Apprezza grandemente tutto. Ringrazia Dio per
ogni cosa. Da ogni cosa ricava profitto e rivolge a Dio ogni lode. Confida in
Lui e non s'impressiona quando viene il tempo della prova. Essa sa che Iddio
è sempre il migliore dei padri e tiene poco conto delle considerazioni
umane. Segue fedelmente anche il più piccolo soffio dello Spirito Santo;
gioisce per questo Ospite spirituale e si aggrappa a Lui come un bimbo alla
madre. Dove le altre anime s'arrestano e si spaventano, essa va avanti senza
paura e senza difficoltà. Quando il Signore stesso vuole stare accanto
ad un'anima e guidarla, allontana da lei tutto ciò che c'è all'esterno.
Quando mi ammalai e venni trasferita in infermeria, ebbi molti dispiaceri per
questo motivo. Eravamo in due ricoverate in infermeria. Da Suor N. andavano
in visita le suore; da me non s'affacciava nessuno. Per la verità l'infermeria
è una sola, ma ognuna ha la propria cella. Le serate invernali erano
lunghe. Suor N. aveva la luce e la cuffia per la radio ed io per mancanza della
luce non potevo nemmeno preparare la meditazione. Dopo che erano passate così
all'incirca due settimane, una sera mi lamentai col Signore: « Ho molti
dispiaceri e non posso nemmeno preparare la meditazione, dato che non ho la
luce ». Ed il Signore mi disse che sarebbe venuto Lui ogni sera e mi avrebbe
dato i punti per la meditazione dell'indomani. I punti si riferivano sempre
alla Sua dolorosa Passione. Mi disse: « Medita la Mia Passione davanti
a Pilato ». E così, punto per punto, per un'intera settimana
meditai la Sua dolorosa Passione. Da quel momento una grande gioia entrò
nella mia anima e non desiderai più né visite, né luce;
mi bastava Gesù per il terzo giorno risolsi quella difficile questione
con grande facilità. Per quanto concerne quella questione, si avverò
tutto alla lettera come mi aveva detto. Questo è un sogno, ma ha avuto
un suo significato.
Mi trovavo, una volta, in cucina con suor N. e questa si adirò un poco
contro di me e per penitenza mi ordinò di stare seduta su un tavolo,
mentre solo lei continuò a darsi molto da fare; riassettò e strofinò
ed io me ne stavo seduta sul tavolo. Le altre suore, che andavano e venivano,
si stupivano nel vedermi seduta a quel modo. Ognuna diceva la sua. Una disse
che ero una fannullona; un'altra, che ero stramba. A quel tempo ero postulante.
Altre dicevano: « Che razza di suora sarà mai costei? ».
Io però non potevo scendere dal tavolo, perché quella suora m'aveva
imposto, sotto obbedienza, di restar seduta fino a che non m'avesse detto di
scendere. Dio solo sa quanti atti di mortificazione feci in quell'occasione.
Pensavo di prender fuoco per la vergogna. Dio Stesso talvolta così permise
per la mia formazione interiore, ma il Signore poi mi ricompensò per
quella umiliazione con una grande gioia. Durante la benedizione Lo vidi sotto
un aspetto di grande bellezza. Gesù mi guardò amabilmente e disse:
« Figlia Mia, non aver paura delle sofferenze. Io sono con te».
Una notte ero di turno e soffrivo molto interiormente per il fatto di dover
dipingere quell'immagine e non sapevo proprio che decisione prendere, dato che
era un continuo volermi far credere che si trattava di un'illusione, mentre
un sacerdote aveva detto che forse Iddio voleva essere adorato per mezzo di
quella immagine; quindi bisognava darsi da fare per dipingerla. Ma la mia anima
era molto stanca. Quando entrai nella cappellina, avvicinai il capo al tabernacolo,
e bussai dissi: « Vedi, Gesù, quante difficoltà ho nel dover
dipingere quell'immagine ». E sentii una voce dal tabernacolo: «
Figlia Mia, le tue sofferenze non dureranno a lungo ». Un giorno vidi
due strade: una strada larga cosparsa di sabbia e di fiori, piena di allegria,
di musica e di vari passatempi. La gente andava per quella strada ballando e
divertendosi. Giungono alla fine, ma non s'accorgono che è finita. Alla
fine di quella strada c'era uno spaventoso precipizio, cioè l'abisso
infernale. Quelle anime cadevano alla cieca in quella voragine; man mano che
arrivavano, precipitavano dentro. E ce n era un così gran numero, che
era impossibile contarle. E vidi un'altra strada, o meglio un sentiero, poiché
era stretto e cosparso di spine e di sassi e la gente che andava per quella
strada aveva le lacrime agli occhi ed era piena di dolori. Alcuni cadevano sulle
pietre, ma si alzavano subito e proseguivano. Ed alla fine della strada c'era
uno stupendo giardino pieno di ogni felicità e tutte quelle anime vi
entravano. Subito, fin dal primo momento, dimenticavano i loro dolori. Quando
ci fu l'adorazione dalle Suore della Famiglia di Maria, di sera con una delle
nostre Suore andai a quell'adorazione. Subito, appena entrai nella cappella,
la presenza di Dio s'impadronì della mia anima. Pregai così, come
in certi momenti, senza dire una parola. Ad un tratto vidi il Signore che mi
disse: « Sappi che, se trascuri di dipingere quell'immagine e tutta
l'opera della Misericordia, nel giorno del giudizio risponderai di un gran numero
di anime ». Dopo queste parole del Signore, una certa apprensione
entrò nella mia anima e anche timore. Non riuscivo a tranquillizzarmi
da sola. Quelle parole mi risuonavano nelle orecchie. « Si, nel giorno
del giudizio universale dovrò rispondere non solo di me stessa, ma anche
di altre anime». Queste parole mi erano penetrate profondamente nel cuore.
Quando tornai a casa entrai nel piccolo Gesù, caddi con la faccia a terra
davanti al SS.mo Sacramento e dissi al Signore: « Farò tutto quello
che è in mio potere, ma Ti prego, Tu rimani sempre con me e dammi la
forza di fare la Tua santa volontà, poiché Tu puoi tutto ed io
da sola niente ».
Da qualche tempo mi capita di sentire nell'anima quando qualcuno prega per me;
lo sento immediatamente e a sua volta quando qualche anima mi chiede preghiere,
sebbene non me lo dica, io lo sento egualmente nell'anima. Lo sento in questo
modo: avverto un'inquietudine, come se qualcuno mi chiamasse; poi quando prego
riacquisto la pace.
Una volta avevo un gran desiderio di accostarmi alla S. Comunione, ma avevo
un certo dubbio e non mi accostai. Per questo motivo soffrii tremendamente.
Mi sembrava che il cuore mi si spezzasse dal dolore. Quando mi dedicai ai miei
impegni col cuore pieno d'amarezza, Gesù apparve improvvisamente accanto
a me e mi disse: « Figlia Mia, non tralasciare la S. Comunione, se
non quando sei ben consapevole di essere caduta gravemente. All'infuori di ciò
non ti trattenga alcun dubbio dall'unirti a Me nel Mio mistero d'amore. I tuoi
piccoli difetti spariranno nel Mio amore, come una pagliuzza gettata in un grande
incendio. Sappi questo, che Mi rattristi molto quando ometti di riceverMi nella
S. Comutuone ».
La sera, quando entrai nella piccola cappellina udii nell'anima queste parole:
« Figlia Mia, medita su queste parole. ed in preda all'angoscia, pregava
più a lungo» (cfr. Lx 22,44). Quando cominciai a riflettere
più a fondo, molta luce penetrò nella mia anima. Compresi di quanta
perseveranza nella preghiera abbiamo bisogno e che da tale faticosa preghiera
dipende talvolta la nostra salvezza.
Quando andai a Kiekrz a sostituire per poco tempo una consorella, un pomeriggio
attraversai l'orto e mi fermai sulla riva del lago e rimasi a lungo assorta
pensando a questo elemento della natura. Ad un tratto vidi presso di me Gesù,
che mi disse amabilmente: « Ho creato tutto questo per te, Mia sposa,
e sappi che tutte le bellezze sono nulla in confronto a quello che ti ho preparato
nell'eternità» . L'anima mia fu inondata da una gioia così
grande, che rimasi là fino alla sera e mi sembrò d'esserci rimasta
solo un breve momento. Quel giorno l'avevo libero e destinato al ritiro spirituale
di un giorno, perciò avevo piena libertà di dedicarmi alla preghiera.
Oh! quanto è infinitamente buono Dio; c'insegue con la Sua bontà.
Il più delle volte mi capita che il Signore mi concede le grazie più
grandi, proprio quando io non me le aspetto affatto.
O Ostia santa, Tu sei chiusa per me nel calice d'oro, affinché nel gran
deserto dell'esIlio, io transiti pura, immacolata, intatta; me lo conceda la
potenza del Tuo amore. O Ostia santa, dimora nell'anima mia, amore purissimo
del mio cuore, la Tua luce disperda le tenebre. Tu non rifiuti le grazie ad
un cuore umile. O Ostia santa, delizia del paradiso, sebbene nasconda la Tua
bellezza e Ti presenti a me in una briciola di pane, la fede forte squarcia
questo velo.
Il giorno della crociata, il quinto di ogni mese, è capitato il primo
venerdì. E il mio giorno, quello in cui debbo stare di guardia davanti
a Gesù. In quel giorno ho il compito di riparare per tutti gli insulti
e le mancanze di riguardo verso il Signore, di pregare perché in quel
giorno non venga commesso alcun sacrilegio. Il mio spirito in quel giorno era
infiammato di un amore particolare verso l'Eucaristia. Mi sembrava di essere
trasformata in una fiamma. Quando, per prendere la S. Comunione, mi avvicinai
al sacerdote che mi dava Gesù, una seconda Ostia finì su di una
mia manica e io non sapevo quale prendere. Essendo io rimasta un attimo sopra
pensiero, il sacerdote spazientito fece un movimento con la mano perché
la prendessi. Quando presi l'Ostia che mi porgeva, l'altra mi cadde nelle mani.
Il sacerdote andò dall'altra parte della balaustra a distribuire la S.
Comunione e io tenni Gesù nelle mie mani per tutto quel tempo. Quando
il sacerdote si avvicinò di nuovo, gli diedi l'Ostia caduta perché
la mettesse nella pisside, dato che in un primo momento, quando avevo preso
Gesù, non avevo potuto dirgli che un'altra era caduta, prima d'aver inghiottito.
Mentre tenevo l'Ostia nelle mani, sentii un tale impeto d'amore, che per tutto
il giorno non potei né mangiare, né riprendere conoscenza. Dall'Ostia
sentii queste parole: « Desideravo riposare nelle tue mani, non solo
nel tuo cuore » e all'improvviso in quel momento vidi Gesù
Bambino. Ma quando si avvicinò il sacerdote, vidi di nuovo l'Ostia. O
Maria, Vergine Immacolata, Puro cristallo per il mio cuore, Tu sei la mia forza,
o àncora potente, Tu sei lo scudo e la difesa dei deboli cuori. O Maria,
Tu sei pura ed impareggiabile, Vergine e Madre insieme. Tu sei bella come il
sole, senza alcuna macchia, Nulla è paragonabile all'immagine della Tua
anima. La Tua bellezza ha affascinato il Tre volte Santo, Sceso dal cielo, abbandonando
il trono della Sua sede eterna, E prese corpo e sangue dal Tuo cuore, Nascondendosi
per nove mesi nel cuore della Vergine. O Madre, o Vergine, nessuno riesce a
comprendere che l'immenso Iddio diventa uomo, Solo per amore e per la Sua insondabile
Misericordia. Per merito Tuo, o Madre, vivremo con Lui in eterno. O Maria, Vergine
Madre e Porta del cielo, Attraverso Te ci è venuta la salvezza, Ogni
grazia sgorga per noi dalle Tue mani E solo la Tua fedele imitazione mi farà
santa. O Maria, o Vergine, o Giglio più bello, il Tuo Cuore è
stato il primo tabernacolo per Gesù sulla terra, Perché la Tua
umiltà è stata la più profonda E per questo sei stata innalzata
sopra i cori degli angeli e sul santi. O Maria, dolce Madre mia, Affido a Te
l'anima, il corpo ed il mio povero cuore. Sii la Guardiana della mia vita E
soprattutto nell'ora della morte, nell'ultima battaglia. G.M.G. Gesù
confido in Te. Anno 1937, mese I, giorno I. Annotazione per il controllo dell'anima.
Esame particolare: unirmi a Cristo misericordioso. Pratica: il silenzio interiore,
stretta osservanza del silenzio.
LA COSCIENZA. Gennaio. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 41, sconfitte, 4. Giaculatoria: E Gesù taceva! Febbraio. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 36, sconfitte, 3. Giaculatoria: Gesù confido in Te! Marzo. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 51, sconfitte, 2. Giaculatoria: Gesù infiamma d'amore il mio cuore. Aprile. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 61, sconfitte, 4. Giaculatoria: Con Dio posso tutto. Maggio. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 92, sconfitte, 3. Giaculatoria: Nel suo Nome è la mia forza. Giugno. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 64, sconfitte, 1. Giaculatoria: Tutto per Gesù! Luglio. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 62, sconfitte, 8. Giaculatoria: Riposa Gesù nel mio cuore. Agosto. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 88, sconfitte, 7. Giaculatoria: Gesù Tu sai... Settembre. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 99, sconfitte, 1. Giaculatoria: Gesù nascondimi nel tuo Cuore. Ottobre. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 41, sconfitte, 3. Giaculatoria: O Maria, uniscimi a Gesù. Novembre. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, sconfitte, Giaculatoria: Gesù mio, misericordia. Dicembre. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, sconfitte, Giaculatoria: Ti saluto, Ostia viva. G.M.G. Anno 1937
ESERCITAZIONE
GENERALE:
Per ogni volta che il mio petto respira, per ogni volta che batte il mio cuore,
per ogni volta che pulsa il sangue nel mio organismo, per altrettante migliaia
di volte desidero esaltare la Tua Misericordia, o Trinità Santissima.
Desidero trasformarmi tutta nella Tua Misericordia ed essere il riflesso vivo
di Te, o Signore. Che il più grande attributo di Dio, cioè la
Sua incommensurabile Misericordia, giunga al mio prossimo attraverso il
mio cuore e la mia anima. Aiutami, o Signore, a far si che i miei occhi siano
misericordiosi, in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base
di apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c'è di bello
nell'anima del mio prossimo e gli sia di aiuto. Aiutami a far si che il mio
udito sia misericordioso, che mi chini sulle necessità del mio prossimo,
che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori ed ai gemiti del mio
prossimo. Aiutami, o Signore, a far si che la mia lingua sia misericordiosa
e non parli mai sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola
di conforto e di perdono. Aiutami, o Signore, a far sì che le mie mani
siano misericordiose e piene di buone azioni, in modo che io sappia fare unicamente
del bene al prossimo e prenda su di me i lavori più pesanti e più
penosi. Aiutami a far sì che i miei piedi siano misericordiosi, in modo
che io accorra sempre in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la
mia stanchezza. il mio vero riposo sta nella disponibilità verso il prossimo.
Aiutami, Signore, a far si che il mio cuore sia misericordioso, in modo che
partecipi a tutte le sofferenze del prossimo. A nessuno rifiuterò il
mio cuore. Mi comporterò sinceramente anche con coloro di cui so abuseranno
della mia bontà, mentre io mi rifugerò nel Misericordiosissimo
Cuore di Gesù. Non parlerò delle mie sofferenze. Alberghi in me
la Tua Misericordia, o mio Signore.
Tu Stesso mi ordini di esercitarmi nei tre gradi della misericordia. Primo:
l'opera di misericordia di qualunque genere essa sia. Secondo: la parola misericordiosa;
se non potrò con l'azione lo farò con la parola. il terzo grado
è la preghiera. Se non potrò dimostrare la mia misericordia né
con l'azione, né con la parola, posso sempre farlo con la preghiera.
La preghiera l'estenderò anche là, dove non posso giungere
fisicamente. O Gesù mio, trasformarmi in Te Stesso poiché Tu puoi
fare tutto. [A questo punto nel manoscritto ci sono 4 pagine in bianco: 79-82]